ECCO IL MIO MONDO

Due mani non mi bastano per scatenarmi quando mi metto all’opera.

I miei silenzi celano l’esistenza di prepotenti proiezioni della surrealtà.

Il mio atelier diventa l’estensione delle pareti del mio cranio. L’ambiente circostante è trasposizione del mio ego, scrigno inabissato dove le idee, forme surreali si addensano, si propagano e fluttuano in un’armonia di forme che mutano non appena mi concentro su di loro ed evolvono.

Col tempo non si placano le mie tempeste emozionali. Sprofondando nel loro nucleo cerco di capire l’origine del ciclone e la mia vita appare un’incommensurabile costellazione di pensieri senza gravità. Un insieme di equilibri instabili, dinamici, incontrollabili.

Concepisco la scultura quale arte creativa scaturente da processi ideoplastici.

Vorrei che l’aria si scolpisse terrificata all’impatto con le mie raffiche d’ira, che ogni corpo solido vivo o inorganico si plasmasse al solo percepire il mio tormento.

Le mie opere, nel grande viaggio alla ricerca di me stesso, hanno assunto forme acute e spiniformi. Sfere si innestano in corpi di animali furiosi, sempre più disperati e imbestialiti. Figure realistoidi, trasfiguranti la mia realtà. Opere dinamiche che aprono sull’orizzonte tellurico che ho dentro. Le sculture hanno lentamente traslato. Oggi niente più si oppone fra i continenti del mio ego. Le terre distanti fra loro hanno migrato verso una pangea. Il supercontinente.  Io.

Le figure diventano intense, sensualmente drammatiche, anoressiche, erotiche, spigolose e aeree; pungenti come spine appena nate, morbide in alcune parti per diventare estremamente vive e incazzate in altre.

Quando mi metto all’opera le mie non sono mani ma nervi scoperti. Artigli.

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